100 intellettuali arabi cercano di individuare i problemi del Medio Oriente

Il 21 luglio 2009 è stato pubblicato l'Arab Human Development Report 2009, uno studio che il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) commissiona ogni anno dal 2002 a un gruppo di cento intellettuali arabi. La presente relazione, come le altre, fornisce un’analisi completa del mondo mediorientale. Non si tratta di un rapporto convenzionale prodotto dalle Nazioni Unite, ma è una pubblicazione indipendente che dà voce ad un gruppo rappresentativo di intellettuali arabi che elogiano e criticano la loro estesa regione.

Il testo dichiara che l’ordine mondiale, che ha fatto seguito alla fine della Guerra Fredda, ha dimostrato di essere confuso. L’inquinamento ambientale, il terrorismo internazionale, i grandi movimenti delle popolazioni, una fusione finanziaria globale e minacce come le pandemie, il traffico di droga e la tratta di esseri umani hanno causato seri problemi alla “sicurezza umana”.In questi anni è aumentata “la diffusione della povertà, la disoccupazione, guerre civili ed etniche, repressione e in molti stati non sono garantiti i diritti di libertà” .

Considerando che fondamentale è lo sviluppo e l’espansione della capacità dei singoli individui e delle loro opportunità alla vita del paese, la sicurezza umana è fondamentale per evitare seri rischi che potrebbero affliggere le popolazioni e quindi ogni singolo individuo portatore di diritti fondamentali.Il rapporto dice che “La sicurezza è un prerequisito per lo sviluppo umano, e la sua assenza diffusa nei paesi arabi ha frenato il progresso”. L’insicurezza umana nella regione araba è sempre più intensa e con conseguenze che riguardano un numero crescente di persone.

La relazione di 208 pagine ha illustrato la carenza d’acqua e dice che la maggior parte dei provvedimenti adottati sono inefficaci. Si parla anche di mancanza di un governo rappresentativo per molti stati, la sicurezza e l’aumento della fame e la malnutrizione che sono le principali minacce alla sicurezza umana nel mondo arabo.

Il tutto aggravato da una crescita demografica senza sosta: se nel 1980 l’Undp calcolava in 150 milioni gli abitanti della regione che va dal Marocco all’Iraq, nel 2015 si stima che nella stessa terra vivranno 395 milioni di persone. Circa il 60 per cento della popolazione è sotto i 25 anni di età ed è “una delle regioni più giovani del mondo” con forti tassi di disoccupazione.Una grande sfida per i prossimi anni sarà trovare circa 51 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2020 per assorbire i giovani nel mondo del lavoro.

Le economie di paesi arabi sono molto vulnerabili, la favolosa ricchezza petrolifera presenta un’immagine fuorviante della loro situazione economica. Potrebbe esserci, ma non c’è ricchezza e le grandi risorse petrolifere sono mascherate dalla debolezza dell’ economia di molti stati arabi. Le nazioni arabe devono passare da una dipendenza dal petrolio, che rappresenta più del 70 per cento delle esportazioni di tutta la regione, a una più diversificata economia basata sulla coltivazione, che offre opportunità di lavoro.

Un piccolo paragrafo menziona anche la questione delle risorse idriche dell’eterno conflitto Arabo – Israeliano. Secondo il rapporto le politiche israeliane hanno inciso negativamente nei territori occupati. Tra gli impatti più gravi ci sono gli attriti per le risorse idriche palestinesi. Il disavanzo annuo di acqua in Cisgiordania e nella striscia di Gaza è di 50 milioni di metri cubi l’anno e il tasso di inquinamento delle acque è molto alto.
La relazione chiede inoltre l’adozione di leggi per far rispettare e proteggere l’ambiente. Esortano a cambiare alcune leggi ed atteggiamenti che discriminano le donne, intensificare gli sforzi per porre fine la fame, di ampliare l’accesso a prezzi accessibili e rendere migliori i servizi sanitari.

“Il problema per i nostri paesi è che il concetto di sicurezza è legato solo all'apparato militare e poliziesco” commenta Amat al-Alim Alsowa, direttore dell'ufficio dell'Undp per gli stati arabi. Nei territori palestinesi occupati, nell’Iraq e nella Somalia, l’occupazione militare ha causato pesantiperdite di vite umane e di libertà con ripercussioni negative sul reddito, l’occupazione, la nutrizione, la salute, l’istruzione e per l’ambiente.

Onori Andrea

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