Le realtà nascoste dal piccolo schermo e dalle autorità

Mentre il Paese è impegnato a “gossippare” sui transessuali e vicende varie sui politici, i problemi del paese vanno avanti inesorabilmente senza che nessuno se ne accorga. Mentre tutto tace per far spazio a qualche cosa di seriamente aberrate, c’è chi soffre e si dispera. Mentre nessuno risponde ai bisogni primari della popolazione, quest’ultima, è abbandonata a se stessa e cerca una via d’uscita.

Ormai, gli interessi essenziali della nostra classe dirigente sono solo affari personali. La loro voglia di notorietà, è la causa principale di un decadimento morale di tutta la nostra società. Come prostitute professioniste di alto borgo, si chinano per avere una posto fisso in televisione. Per sparlare di un partito o dell’altro, senza mai proporre qualcosa di buono. Per godere, quando una persona cade dal trono.

Una televisione occupata dai partiti politici, dal gossip e dalle soap opera, può far molto male. E gli approfondimenti? Se ci sono, si vedono in seconda serata. Quando la popolazione si trova sotto le coperte. Dato che, la mattina seguente, ci si deve alzare per andare a lavorare. Siamo bombardati da tanta fantasia e da poca realtà. La mattina ci svegliamo per niente incazzati, ma tanto felici perché tra pochissime ore inizierà la seconda puntata di una telenovela molto importante. Da non perdere.

Nei programmi televisivi non si possono ascoltare le parole di Maria, una mamma distrutta per la perdita di suo figlio, Manuel Eliantonio. “Ho una brutta notizia da darle, suo figlio è deceduto” gli veniva detto dal carcere di Marassi il 25 luglio del 2008. Morto suicida? “Mi ammazzano di botte almeno una volta a settimana ora ho solo un occhio nero, mi riempiono di psicofarmaci e mi ricattano con le lettere e le domandine che faccio” scrisse Manuel prima di incontrare la morte. Di questa storia nessuno sa nulla. Dei Vip conosciamo vita, morte e miracoli.

Ci si inasprisce nei talk - show per dibattiti poco intelligenti. Ma non quando le persone come Tonino, “il principe dei poveri”,vengono abbandonate a se stessi. L’uomo di 48 anni, disoccupato, con una mamma malata, il mese scorso ha ricevuto uno sfratto eseguibile dal 31 gennaio del prossimo anno. “Dopo tanti giri per gli sportelli comunali e circoscrizioni per avere una assistenza domiciliare ho sempre ricevuto risposte negative. Ho scritto anche al Dott. Marazzo dando delucidazione sulla mia condizione e su quella di mia madre, ma non ho ricevuto nulla di buono” mi diceva Tonino sconsolato.

Ci dimentichiamo anche di Elham. Lui è un immigrato. Quindi poco importa sapere che sta effettuando uno sciopero della fame e che dura da più di sessanta giorni. Rischia di morire. Ma non ci interessa portare a conoscenza la sua disperazione. Meglio che rimanga all’interno del Cie di Gradisca d’Isonzo. La sua compagna lo aspetta con un bimbo in grembo, ma Elham non è italiano e non riesce a colpire la sensibilità degli autoctoni.

La nostra ignoranza sulle realtà migratorie e sulle leggi adottate, è spietata. Deve farci vergognare. Molta gente non sa neanche cosa sia la Convenzione di Ginevra del 1951 ed i centri di identificazione ed espulsione. Si parla a vuoto, senza portare a conoscenza dati e fatti reali. Si parla dei Cie e del diritto d’asilo per appena solo due secondi nei telegiornali. Senza un minimo di approfondimento. La colpa, dell’ignoranza o dell’indifferenza di molti italiani, è proprio della televisione che spara parole senza spiegare il suo significato o che addirittura non ne parla affatto.

A proposito dei Cie. Sono settimane, mesi, che dalle celle dei centri, escono cori di protesta. Nessuno li raccoglie. Si urla, si fa autolesionismo ogni giorno, ma nessuno riprende la loro protesta. E per questo motivo, essere inascoltati e trattati con indifferenza, può portare ad atti estremi. Nel Cie di Corso Brunelleschi di Torino, mercoledì 4 novembre, ci sono state sei ore di rabbia. Tutto è iniziato alle 20:00, nel momento in cui si guardano gli ormai insignificanti telegiornali nazionali.

Un recluso, lontano dalla sua famiglia e da sua figlia appena nata, ha iniziato a tagliarsi le mani e le braccia. Sono scene che si ripetono ogni giorno, in tutti i Cie d’Italia. Ma mai nessuno ha il coraggio di raccontare le loro paure e le loro storie. Molti, vogliono morire lì dentro. Altri, sono già morti. Mentre il sangue scorre, dopo attimi di concitazione, il recluso viene portato in infermeria. Curato e riportato in cella, si taglia di nuovo. Questa volta si ferisce la gola. Verrà subito portato al pronto Soccorso.

Ma non è finita, gli animi si scaldano e la protesta di uno diventa la protesta di tutti. Alcuni reclusi buttano giù un muro di una stanza interna. La polizia tenta di sfondare la porta ma non ci riesce. Sono attimi di panico e paura. Dopo un colloquio tra i migranti e alcuni dell’ufficio immigrazione, si decide di far allontanare le forze dell’ordine ed entrano indisturbati i vigili del fuoco per raccogliere e portare via le macerie del muro distrutto.

Sono storie quotidiane che succedono quotidianamente nei Cie d’ Italia. Dalle tv, dalla bocca delle autorità e dai giornali, si narra che è tutto apposto. Che la situazione è tranquilla. Si, è quieta solo se lo dice la televisione dei gossip e dei talk – show.

Onori Andrea

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