Circo, donne e sorrisi. L’Italia alla corte di Gheddafi

Il circo del colonnello Gheddafi ha messo di nuovo le tende a Roma. Giunto nella capitale nella giornata di ieri, comincia con un bagno di folla tutto al femminile. Ogni volta che arriva a Roma, il dittatore, giganteggia con i suoi programmi sfarzosi che indubbiamente fanno tenere gli occhi puntati addosso di tutto il mondo.

La crisi sembra non esserci affatto. Per la visita di Muammar Gheddafi, sono stati mobilitati quattro aerei, due arrivati allo scalo militare di Ciampino e ad altri due a Fiumicino. Il Colonnello, è atterrato alle 13:15 all’aeroporto militare, con un aereo della compagnia Afriqyiah Airlines.

Scortato da due amazzoni in assetto da guerra, ad accogliere il colonnello c’era il ministro degli Esteri Franco Frattini e l’ambasciatore libico a Roma Abdulhafed Gaddur. Proprio il giardino dell’ambasciatore, sito sulla via Cassia, ospita la sua tenda beduina e nei pressi c’è l'istituto dove attendono 200 graziose ragazze reclutate dall’agenzia Hostessweb.

IL CIRCO

Roma, ancora una volta, si è preparata per accogliere lo spettacolo più avvincente dell’anno. Uno show visto da tutte le televisioni del mondo dove il dittatore ne è protagonista, con le sue due amazzoni in mimetica (una in classico verde militare, l’al tra con tutte le sfumature del blu) che lo scortano nelle giornate di Roma.

Dall’aereo di Gheddafi, subito dopo l’uscita del leader, sono stati fatti sbarcare numerosi abiti tradizionali e mantelli arabi. Subito dopo il suo atterraggio, due aerei speciali hanno portato trenta cavalli per l’esibizione di questa sera alla caserma Salvo D'Acquisto, a Tor di Quinto. Da Fiumicino aeroporto, i cavalli, dopo il controllo della documentazione, sono stati trasferiti su alcuni mezzi dei carabinieri adibiti al trasporto dei cavalli per lo spostamento dall'aeroporto romano fino a Tor di Quinto. Insieme ai suoi cavalli ci saranno altri trecento puledri selezionati da Garinei e Giovannini.

E, per quanto riguarda il buffet, offerto in onore del Colonnello, avrà come ospite d’onore il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e altri ottocento invitati.

La fastosa tenda, la bizzarra auto bianca, le divise delle donne con assetto da guerra, i cavalli e la grande festa per Gheddafi è iniziata. Sembra che noi italiani, siamo abituati a tutto, anche a questa pagliacciata italo –libica, messa in scena ogni volta che Gheddafi viene a Roma.

LE SUE DONNE

Ben cinquecento hostess elegantissime lo hanno accolto nella residenza dell’ambasciatore Abdulhafed Gaddur. Selezionate da una agenzia, e con un compenso di 70 euro, le cinquecento ragazze hanno dato un tocco femminile alle prime ore romane del leader libico. Estremo riserbo per il programma, “ci hanno dato pochissime istruzioni”, aveva dichiarato una delle ragazze.

Ancora donne per Gheddafi. Con loro parla di Islam e della libertà delle donne in Libia. Il corano regalato alle donne e poi, tante foto e riprese. Tutta una montatura, roba impacchettata per riproporla nelle televisioni di Tripoli. Sontuosità e sentirsi prima donna, senza interesse anche per gli islamici. Il dittatore, vuole strumentalizzare la sua gente, con gli stessi mezzi che si usano per strumentalizzare noi, e far credere di poter sedurre un mondo intero. Niente a che fare con l'Islam e gli islamici ma è solo uno sporco gioco di potere.

Durante la giornata di ieri, tre donne, si sono convertite, a suon di richiami del dittatore: “Italiane, convertitevi. Venite a Tripoli e sposate i miei uomini” e vengono iniziate con uno speciale rito davanti al Colonnello. L’Islam non è fanatismo e l’Islam non è Gheddafi. Nel suo sguardo c’è condensata la sua lunga vita dittatoriale, di stratega, di tiranno che dal 1° settembre del 1969 opprime il suo popolo.

Due delle hostess, hanno abbandonato irritate la residenza dell’ambasciatore poco dopo l'inizio dell'incontro. Inseguite dai giornalisti, le due ragazze, non hanno voluto spiegare i motivi della fuga anticipata.

I CAMPI LIBICI

A due anni dalla firma del Trattato di amicizia italo-libico Gheddafi ritorna a Roma per celebrare i “successi storici” della collaborazione con l’amico Maroni.

“Gli chiederò notizie sui campi di detenzione in Libia" dice ai microfoni monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo che incontrerà Gheddafi all’Accademia libica. Si impegna a non tacere sul tema dell’immigrazione. “E' preoccupante che non si sappia nulla di ciò che accade ai disperati d'Africa arrestati dalla polizia libica - ha detto Mons Mogavero- .Non si può chiudere gli occhi di fronte a condizioni contrarie alla dignità umana". Visto che il religioso dichiara di non aver mai ricevuto risposte dall’Italia “lo domanderò direttamente a Gheddafi”, sperando che "il confronto diretto con il colonnello faccia riflettere tutti sulla politica dei respingimenti in mare dei migranti".

Human Rights Watch ha raccolto nel 2006 numerose testimonianze di immigrati che denunciarono maltrattamenti da parte delle autorità libiche. Si parla di tortura e detenzioni illegali, a cui le vittime possono sottrarsi solo dietro pagamento di una congrua mazzetta. Ci sarebbero anche abusi sessuali nei confronti delle donne. A ciò vanno aggiunti il sovraffollamento e le condizioni igieniche, definite terribili anche dal prefetto Mario Mori, recatosi lo scorso febbraio nel centro di accoglienza libico di Seba in qualità di direttore del Sisde.

RAGIONI ECONOMICHE

I trattati commerciali, i risarcimenti, commesse e gli accordi sul pattugliamento delle coste sono i punti principali del rapporto Italia – Libia. Si parla anche di un sostegno di cinque miliardi di euro al governo libico per chiudere il contenzioso storico tra l’Italia e l’ex-colonia africana per 25 anni. “L’accordo prevede lo stanziamento di 200 milioni di dollari all'anno per i prossimi 25 anni sotto forma di investimenti in progetti di infrastrutture in Libia”, dichiarò il premier al momento della firma. Sono previste anche la costruzione di abitazioni, la creazione di borse di studio per permettere a studenti libici di studiare in Italia e di pensioni per i mutilati vittime di mine anti-uomo piazzate dall’Italia durante il periodo coloniale.

Gheddafi a Roma fa quello che vuole, non soltanto per garantire la detenzione di migranti nei campi di concentramento, e non solo perché ci sono affari economici, ma si tratta anche di giochi di potere, c’è qualcosa di più. Ma non ci si può piegare di fronte ad un uomo e bisogna indagare su cosa ci sia dietro a Gheddafi e il suo strettissimo rapporto con l’Italia. Non si tratta solo di petrolio o del progetto dell’autostrada che imprese italiane costruiscono sulla costa libica come "riparazione" dei danni di guerra. Si parla anche di ferrovie, di rete elettrica, di metropolitana, di difesa e qualcos'altro che a noi piccoli comuni mortali è proibito sapere ma che qualcuno sa...eccome se sa.

Fra gli ottocento invitati di questa sera ci sono molti imprenditori italiani. Alla cena, ci sarà l’intera giunta della Confindustria, che comprende circa 200 imprenditori. Tra loro ci saranno il presidente della Fiat John Elkann, i banchieri Cesare Geronzi e Alessandro Profumo, Paolo Scaroni (l’amministratore delegato dell’Eni) e tanti altri.

Insomma, in questi giorni si vedrà il classico circo della politica. Gheddafi e Berlusconi si divertiranno noi un po’ meno.

Andrea onori

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